martedì 3 dicembre 2013

Masterchef

Nelle due ore che ci ho messo per fare una semplice spesa salutare (latte, M&M's e insalata), ho avuto il tempo di riflettere sul problema del pranzo per lo studente universitario fuorisede.

Sì, la colazione non è un problema, tanto con le riserve di biscotti, plumcake e cioccolato Kinder di ogni studente ci si cresce un cucciolo di dinosauro. La cena, invece, è proprio un rito dallo spirito quasi diVINO. E poi la sera alla peggio si esce, così tra aperitivi, apericena, serata a casa dell'amico, kebabbaro Bangladeshi,  pizza che nessun napoletano sano di mente mangerebbe,  ristorante che costa più della retta dell'uni e ristorante (con) fusion cino-giappo-thai-coreo-filippino-indi-russa (la Siberia è pur sempre Asia, oh!), nessuno resta digiuno.

Ma il pranzo no, non è cosa da universitari. Per prima cosa per cucinare ( vedi anche scongelare la lasagna di mamma, cuocere il risotto in busta) ci vuole tempo: t - e - m - p - o. E già qua uno dovrebbe capire che non è cosa. Perché si sa che la Luiss ti metterà sempre lezione alle due. E se, casomai, tu avessi lezione fino alle 13*30, avrai Inglese. Quindi hai due possibilità o fare la fame (e finire poi in preda al delirio alla Bakery) o un panino preferibilmente preso al volo al bar. E se la Luiss non ti mette lezione e perché sei sotto esame, e si sa che esame e tempo sono perennemente in conflitto.

In secondo luogo c'è bisogno di fare la spesa. Sulla spesa ci sono due correnti di pensiero. Ci sono quelli che non la fanno perché a parità di costi il McDonald's o chi per lui permette un risparmio di tempo e fatica e ci sono quelli  come me che non la devono fare per risparmiare in calorie. Perché giuro che io ci provo ad entrare nel supermercato e comprare solo l'olio ma già ci vado o prima di pranzo o prima di cena...  non mettete pure i biscotti e la birra vicino alle casse. E non mettete le patatine vicino alla birra. E il cioccolato vicino ai biscotti.

Terzo punto, ci vuole la volontà. E non di cucinare, ma di lavare i piatti dopo. E di pulire il piano cucina. Per mangiare da soli. Vabbe capito, meglio che chiamo le ragazze e andiamo a  prendere un'insalata da Fresco.

Qualora per miracolo ci fossero sia i presupposti di tempo che di spesa, che -incedibilmente- di volontà,  bisogna saper cucinare. Mamma tra le tante cose che mi ha fatto portare a Roma poteva darmi le sue pentole magiche che cuociono, i coltelli fatati che tagliano in maniera regolare e la bilancia in grammi. Almeno ogni volta non rischierei mutilazioni e incendi.

E ora non ditemi che esiste gente che pubblica foto su foto dei propri pranzi luculliani self-made, l'unico vero ingrediente segreto è il filtro di Instagram.


Nessun commento:

Posta un commento