sabato 21 dicembre 2013

Casa dolce casa

Dicono gli Americani: ''There's no place like home'', ma il problema per lo studente fuori sede è tornarci a casa.

Sì, perchè il rientro può essere una traversata più epica di un viaggio in metro sulla Laurentina.

Partiamo dal fatto che puntualmente, ad ogni ponte più lungo di 3 giorni, tutta la popolazione pendolare di Roma decide di tornare nella madrepatria nello stesso giorno, alla stessa ora, preferibilmente con lo stesso mezzo di trasporto. Quindi, se per caso siete riusciti ad accaparrarvi l'ultimo Italo/Frecciamulticolor/Alitalia/Compagnialowcostqualsiasi/Marozzi/PullmanpercittàdimenticatedaDio che sia, sappiate che la vostra avventura è appena cominciata.

 Caso A: Aereo
In generale è la soluzione scelta da Siciliani, qualche Calabrese e dai pochi Fuorisedes Padani.
L'idea alla base del prendere l'aereo è: ''Tanto è il più veloce''. Peccato che a fronte dei 60 minuti del viaggio Roma-Palermo, bisogna arrivare un'ora prima per il check-in, ed aspettare. Preferibilmente in compagnia di un bagaglio che fa concorrenza a quello che portano in giro i venditori ambulanti. Dopo almeno 30 minuti di attesa scoprirete per caso che il Gate è cambiato e vi toccherà correre dall'altro lato di Fiumicino, per poi dover comunque aspettare almeno altri 40 minuti nell'aereo, per motivi sconosciuti. Probabilmente scaramanzia del pilota, che non vuole interrompere la tradizione del partire sempre in ritardo.

Caso B: Treno
''Tanto con la Freccia è un'ora e sei a Napoli!" Queste si dice siano state le ultime parole di un povero studente bloccato per ore nella campagna casertana. Tanto tra nebbia, proteste, binari bloccati, il vostro treno farà tardi a prescindere. Specialmente se accanto a voi avete una deliziosa madre di famiglia napoletana, magari con figlio a carico, che ha deciso di raccontarvi tutta la sua vita, con quel pàthos che solo un partenopeo sa metterci, mentre il suo adorabile pargolo emette strani suoni attaccato all'ultimo modello di Nintendo/Psp.

Caso C: Pullman
Il pullman è puro masochismo. E' vero la Tiburtina è vicina e non ci sono limiti di bagaglio, ma la speranza che in concomitanza con un grande rientro il G.R.A. e la Tangenziale siano praticabili è davvero vana. Così vi toccheranno più di due ore a contorcervi su un sediolino, nel vano tentativo di trovare una posizione comoda per dormire, e quando starete per prendere sonno o il vostro vicino deciderà di mettersi a parlare ( a telefono o con voi, non fa differenza) oppure l'autista vi delizierà con le trasmissioni di qualche radio locale/canzoni di cantanti improponibili.

Ma non tutto il male viene per nuocere: grazie agli infiniti viaggi di rientro, ogni fuori sede arriverà a finire livelli e livelli di Candy Crush (io sono al 250), battere qualsiasi record a Temple Run, leggere qualsiasi cosa (anche gli appunti di Informatica Giuridica), cancella metà del Rullino Fotografico, rileggere le conversazioni del 2011 (quando magari, manco ce l'aveva quel telefono), sottoporsi a test del tipo: ''Qual è la spezia da cucina che ti siaddice di più?'', aggiornarsi sul proprio oroscopo fino al 2017 e masticare qualsiasi tipo di snack reperibile nella borsa.

In fondo, ogni studente ha imparato: l'importante non è la metà, ma il viaggio.











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